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Ipab Ospedale Civico Ferrari

Comunità alloggio per anziani Ipab Ferrari



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Le origini

Locandina convegno “I Marchesi Ferrari di Collesape”

IPAB Ospedale Civico Ferrari 1925

Le origini di questo Istituto si fanno risalire al 1 Settembre 1883, quando il Re d’Italia Umberto I decretava quanto di seguito esposto: <<Veduta la istanza colla quale la Commissione Direttrice dell’Ospedale Civico Ferrari in Comune di Ceprano domanda che sia eretto in Corpo Morale il Ricovero dei Vecchi istituito in quel Comune in Conformità delle disposizioni date dalla fu marchesa Celeste Ferrari con testamento in data 19 Marzo 1877 e che sia approvato il relativo Statuto Organico>>.

Nasceva così il ricovero dei vecchi nel comune di Ceprano, con un suo Statuto organico e mezzi sufficienti ad avere una vita stabile e sicura. La volontà della Marchesa Celeste Ferrari si legge nel testamento del 19 marzo 1877 redatto dal Notaio Gentili di Roma, dove viene specificata l’istituzione del cosiddetto “Pio Ricovero de’ Vecchi” basata sulla legge 3 Agosto 1862 per le Opere Pie, sito in Ceprano via Principessa Margherita nel locale attiguo all’Ospedale denominato appunto “Ospedale Civico Ferrari”.

Venivano accolte le richieste di accoglienza di uomini e donne poiché oggettivamente impossibilitati per l’età ad auto-mantenersi, venivano altresì accolte tutte le persone che avessero già compiuto 60 anni di età a seguito della corresponsione di una retta e “in ragione delle rendite e mezzi disponibili”.

Il regolamento interno garantiva la disciplina delle norme per l’ammissione, l’assistenza e il sostentamento degli ospiti ovvero dei ricoverati.

Il verbale della Commissione amministrativa dell’Ospedale datato 17 Marzo 1924 ha per oggetto l’accentramento all’Ospedale delle rendite del ricovero e la temporanea soppressione del Ricovero stesso. Nella spiegazione dei motivi che avrebbero portato poi al compimento di tale accentramento si legge che   secondo la delibera del 9 aprile 1896 le due Istituzioni erano già state erette in Ente morale: l’Ospedale con Regio decreto 08/11/1878 e il Ricovero con Regio Decreto 01/09/1883. Il loro patrimonio consentiva di mantenere le due istituzioni separate e fu deciso di dividere le due amministrazioni in fatto di bilanci e conti, pur mantenendo la medesima Commissione direttiva. A seguito dello stato di forte pericolo in cui versava l’Ospedale bisognava agire in regime di salvaguardia e infatti si legge che: <<si doveva salvare a tutti i costi>>.  Si giunse quindi ad una più attenta interpretazione del testamento della Marchesa, secondo la quale il ricovero Vecchi era un elemento accessorio e secondario dell’Ospedale, pertanto avrebbe dovuto cedere le proprie sostanze fino a tempi migliori. Si rendeva necessario tornare ad un’unica amministrazione per evitare spese duplicate. L’ammissione di nuovi ingressi sarebbe stata sospesa lasciando i presenti a carico dell’Ospedale.

Si giunse quindi al giorno 29 Ottobre 1925, in cui il Re d’Italia Vittorio Emanuele III decretò la fusione in un unico Ente del “Pio Ricovero de’ Vecchi” con “l’Ospedale Civico Ferrari” retti da uno statuto organico, già approvato dal Sovrano il 13 Agosto 1925 e composto da 28 articoli così distinti:

  1. Origine e nome (capitolo primo)
  2. Scopo (capitolo secondo)
  3. Mezzi (capitolo terzo)
  4. Oneri testamentari (capitolo quarto)
  5. Infermi (capitolo quinto)
  6. Servizio religioso (capitolo sesto)
  7. Amministrazione (capitolo settimo)
  8. Adunanze ed attribuzioni della Commissione (capitolo ottavo)
  9. Impiegati (capitolo nono).

Nello statuto si legge che l’Ospedale della Città di Ceprano, da sempre mantenuto con sovvenzioni municipali e pie elargizioni, prendeva il suo nome dalla benefattrice Marchesa Celeste Ferrari, la quale in sede testamentaria (19 marzo 1877) vi destinò parte dei suoi beni; l’8 novembre 1878 l’Ospedale fu costituito in Ente Morale con Regio decreto  e gestito secondo le norme sulle Opere Pie (L. 17 Luglio 1890 n. 6970 e L. 30 Dicembre 1923 n. 2841). Al suo interno venivano accolti, ricoverati e curati gratuitamente, nei limiti dei mezzi disponibili, gli infermi poveri iscritti nell’elenco ufficiale dei poveri del Comune di Ceprano, affetti da malattie acute. Nel caso di ricoveri contemporanei eccedenti il numero disponibile di letti per la cura gratuita si sarebbe ricorso al giudizio del medico in fatto di urgenza.

Nel capitolo secondo al punto (b) si legge che l’Ospedale Civico Ferrari segue lo scopo <<di mantenere a proprie spese non solo  i vecchi che attualmente si trovano nel Ricovero Ferrari, ma di ricoverare e mantenere in avvenire nel fabbricato di detto Ospizio e nei limiti dei mezzi disponibili, i vecchi poveri, d’ambo i sessi, nati a Ceprano, assolutamente impotenti a procacciarsi da vivere, privi di persona tenuta al loro mantenimento, e che abbiano superato il sessantesimo anno di età; prestando ad essi, sino alla loro morte, piena assistenza fisica e morale. E ciò in seguito al concentramento nell’Ospedale del patrimonio del Ricovero Vecchi, anch’esso istituzione della prelodata Marchesa Ferrari.>>

in questo passo viene definita la prassi con cui si sarebbero svolti i fatti e gli adempimenti del Ricovero Vecchi, sempre così denominato nonostante il suo assorbimento in ambito statutario.

Un aspetto di particolare importanza riguarda il capitolo III dello Statuto, denominato “Mezzi”, nel quale si legge che l’Ospedale avrebbe tratto i suoi mezzi di sostentamento dal patrimonio ereditato direttamente dalla Marchesa Ferrari, dal patrimonio del Ricovero Vecchi e da un assegno annuo continuativo di Lire Dodicimila erogato dal Comune di Ceprano, secondo la Delibera n. 48 del 6 Maggio 1924. L’ospedale avrebbe provveduto a perseguire il suo scopo attraverso altre eventuali rendite patrimoniali, con proventi non destinati ad aumentare il patrimonio e con le rette  pagate per i malati non ricoverati gratuitamente.

Collegando questo passo all’oggetto del verbale della commissione amministrativa dell’ospedale del 17 marzo 1924 si comprende bene che il Ricovero Vecchi, nato come elemento accessorio dell’ospedale, allo stato attuale veniva usato come elemento di salvataggio dell’Ospedale stesso, pertanto in forma di riconoscenza per questo sacrificio e nel rispetto della volontà testamentaria della Marchesa se ne garantiva l’esistenza.

Il capitolo quinto tratta degli infermi e specifica che “l’Ospedale accoglie, mantiene e cura, sia nel reparto medicina come nel reparto chirurgia” ammalati ai quali veniva richiesta la corresponsione di una retta adeguata alle circostanze.

L’amministrazione veniva gestita, come da testamento del 19 Marzo 1877, da una commissione di cinque membri: i due Parroci pro-tempore delle chiese di Santa Maria Maggiore e San Rocco e tre eletti dal consiglio Comunale per un tempo di tre anni.

La direzione interna dell’Istituto prevedeva la convocazione periodica, ordinaria e straordinaria, per la deliberazione di atti relativi all’amministrazione dell’Ospedale e al suo regolare funzionamento; la formazione di progetti per il servizio interno, il regolamento del personale, il regolamento igienico e sanitario e tutto quanto rientrasse negli interessi dell’Istituto stesso.

Circa gli impiegati si legge nel documento del 1925, al capitolo 9, che la Direzione si avvale di un contabile e che il servizio di cassa viene affidato all’Esattore Comunale oppure ad un tesoriere speciale.

L’articolo 28 chiude il documento enunciando l’importanza del regolamento interno a cui si rimanda per le disposizioni circa il personale amministrativo, il servizio interno, il regolamento organico, igienico e sanitario.

Nella prefazione dello statuto del 20 Ottobre 1925, che sostituisce il precedente firmato dal Re d’Italia Umberto I nel giorno 1 Settembre 1883, si legge di un nuovo schema di statuto organico, ma senza trascurare l’antico obbligo di provvedere a coloro che risultino privi di assistenza personale per la loro vecchiaia.

Il decreto del Presidente della Repubblica 19 Marzo 1979 n. 342 stabilisce la costituzione in Ente ospedaliero dell’ospedale civico <<G. Ferrari>> con sede in Ceprano.

A seguito dello scorporo dei beni immobili e mobili L’11 giugno 1970 una commissione Provinciale (di cui all’art. 5 Legge 12/02/1968 n. 132) presieduta da un giudice delegato dal Presidente del Tribunale di Frosinone provvedeva ad attribuire all’Ente ospedaliero beni immobili per un valore complessivo di lire 202.000.000 e beni mobili per valore approssimativo di Lire 54.042.950, nonché a rendere autonomi gli i due Enti. Procedendo al cosiddetto “scorporo” di cui si parla nello scambio epistolare del 1972 tra il Presidente del ricovero Vecchi e il Commissario straordinario dell’Ospedale civico, si manifestò il deperimento del Ricovero Vecchi, che ormai spogliato delle sue sostanze si trovava in grave difficoltà per la continuazione delle attività in conformità dei propri fini istituzionali.

Si giunse quindi alla stipula della convenzione tra il Ricovero Vecchi “Ferrari”, rappresentato dal Presidente Arduino Maceroni e l’Ospedale Generale di Zona “G. Ferrari”, nella persona del Commissario straordinario Ettore Rossilli, in data 14 dicembre 1972 con la quale l’Ospedale assicurava il servizio di cucina, lavanderia, assistenza farmaceutica, infermieristica e sanitaria nonché il vitto per 10 persone. Il Pio Ricovero si obbligava a versare la somma mensile di Lire 10.000 a compenso di tali servizi.

Tale convenzione fu oggetto di interesse della Regione Lazio, sezione di controllo sugli Atti degli enti Locali, e nella seduta del 13 dicembre 1972 ne sospese l’esecutività della delibera in attesa di chiarimenti per poi darne approvazione nella seduta del 7 giugno 1973 n. 15086, come si evince dai documenti presenti in archivio.

Nel 1973 ci fu un ulteriore sviluppo della convenzione, con il distaccamento da parte dell’Ospedale in favore del Ricovero Vecchi di una suora e un’impiegata amministrativa a tempo parziale.

Un ulteriore tassello storico dell’ente Ricovero Vecchi è rappresentato dalla lettera di risposta (protocollo 61 del 10/06/1974) firmata dal Presidente Arduino Maceroni e indirizzata all’assessorato Regionale della Sanità, nella quale si cita la richiesta del suddetto Assessorato, avente nota n. 782/8201 del 211/05/1974, circa l’attività e documentazione dell’Ente, in modo particolare l’elenco dei beni mobili e immobili attribuiti all’Ente prima del 29 Ottobre 1925 e dopo lo scorporo con l’Ospedale civile.  Prima del 29 Ottobre 1925 la proprietà immobiliare si componeva di un appezzamento di terreno del valore di Lire 19.260.000 e un fabbricato del valore di Lire 52.500.00 composto dal piano terra, e da due piani elevati; per quanto riguarda i beni mobili l’inventario andò perduto per via della Guerra. L’elenco dei beni attribuiti all’Ente dopo lo scorporo con l’Ospedale Civile si compone di immobili compresi in:

  • 2 corsie di ml. 10,400 per 5,00 ciascuna
  • un bagno di mq. 15,00
  • 1 gabinetto di mq.3,95
  • 1 corridoio di mq 16,05
  • Una serie di elementi accessori per l’allestimento di 14 posti letto.

Circa lo statuto, in questa nota << si comunica che questo Consiglio di Amministrazione, il primo dopo lo scorporo, ha recepito il vecchio Statuto che lo sta modificando per aggiornarlo. Non appena sarà pronto è precipuo dovere di inviarlo subito a codesto Assessorato per l’approvazione.>>

Infine con il verbale n. 6 del 18 giugno 1976 la Commissione del Ricovero Vecchi “Ferrari”, presieduta da Bernardo Maiuri, deliberò circa la proposta di modifica dello Statuto da presentare alla giunta regionale del Lazio.  Nel documento si legge che a seguito del confronto dello schema del nuovo Statuto con quello in vigore si rendeva necessario fare delle modifiche di ammodernamento dell’Ente come il cambio della denominazione in “Casa di riposo Celeste Ferrari”. Per meglio comprendere la natura e necessità delle variazioni venivano allegati lo Statuto in vigore, appunto quello del 1883 e la nuova proposta del ‘76. Nei documenti in nostro possesso non emergono atti di approvazione da parte della Giunta Regionale.

L’attuale Consiglio di Amministrazione ha presentato alla competente Direzione regionale per l’Inclusione Sociale della Regione Lazio la proposta di adozione del nuovo Statuto dell’Ente.

Fonte: documenti presenti agli atti dell’archivio dell’Ente.



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